JAHVÈ, DIO, ALLAH

JAHVÈ, DIO E ALLAH: FALSE DIVINITÀ

101 motivi per credere solo nell’uomo

Albatros 2010, pp. 446, 20 euro
ISBN 978-88-567-2328-1

con la prefazione di Margherita Hack

L’autore in questo saggio affronta in maniera approfondita, supportata da un’ampia conoscenza scientifica, e con uno spiccato senso critico il rapporto tra l’uomo e la religione. O meglio, tra l’uomo e gli uomini che hanno fatto della religione uno strumento di potere, il mezzo per sopraffare i propri simili. Le parole dell’autore, che non mancano di una certa ironia, affrontano il cammino dell’uomo attraverso i secoli a partire dai leggendari episodi biblici fino ai giorni nostri. In particolare, vengono individuati 101 motivi per credere solo nell’uomo, non una provocazione nei confronti delle più grandi confessioni religiose, ma semplicemente un’esortazione alla vita e alle cose che questa può offrire. Dopo aver letto quest’opera non potremmo fare a meno di chiederci: vale la pena sprecare attimi preziosi di una vita in nome di qualcosa che, di fatto, non ci fornisce prova della propria esistenza?


“Una lettura di questo libro nelle scuole sarebbe un modo veramente razionale e innovativo di affrontare il problema dell’insegnamento religioso”

Margherita Hack

 

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INTERVISTA ALL’AUTORE

PRESENTAZIONE DELL’AUTORE

Recensione del quotidiano Il Messaggero

Recensione del quotidiano Corriere Adriatico

Responses

  1. Grande Dante, condivido al 200% le tue affermazioni, lo comprerò sicuramente, ci risentiamo su Facebook,
    Ciao Jack

  2. 7 dicembre 2010
    Caro Dante, ho terminato di leggere il tuo ottimo libro; parole e concetti diretti, spietati, coraggiosi! Complimenti sinceri. I capitoli 10 “L’evoluzione” e 99 “Fede e ragione” sono un manifesto per l’umanità.
    Carlo Zampetti

  3. Salve Dante
    Sto leggendo il suo interessantissimo libro, uno tra i vari che ho letto sul questo argomento. Tutti tendono a dare una risposta razionale ma il suo in particolare, come quelli dell’amico Odifreddi, sono esplicativi, semplici e comprensibili da tutti. Purtroppo qualcuno afferma che tutti abbiamo bisogno di credere in qualcosa di superiore ma il suo libro, ben scritto, dimostra che se non si crede in se stessi in chi si dovrebbe credere. L’uomo ha sempre avuto la necessità di raccontarsi delle favole; per i bambini vanno bene, per gli adulti, invece, funzionano meglio le barzellette. Spesso ho a che fare, con il mio lavoro (tipografia) con persone bigotte e superstiziose che credono che far stampare delle preghiere possa in qualche modo avvicinarsi a dio o ricevere benedizioni per raggiungere il paradiso. Niente mi fa arrabbiare più di questo. Possibile che non pensino altro che alla morte, al dolore, alla sofferenza queste persone? Lei ha colto l’essenza dell’argomento e io stesso cercherò nel limite delle mie possibilità di divulgarlo, non come un “anticristo” ma come persona razionale che preferisce la vita alla morte, la ragione alla religione, la praticità alla macchinosità rituale di credenze mediorientali che nulla hanno a che fare con il nostro mondo. Per me natale è quando si mangia il pandoro o panettone e pasqua, l’uovo di cioccolato. E null’altro. Ciò non ha nulla a che vedere con la disponibilità che ognuno di noi ha verso il prossimo; ho fatto quasi venti anni di volontariato senza mai portare un fregio, una medaglia o quant’altro. Così si dovrebbe fare. Senza trarre beneficio da atti di solidarietà, tipici negli esseri umani, credenti o non credenti. Avrei tante altre cose da chiederle; in ogni modo apprezzo il suo libro per la forza e la semplicità con cui è scritto e se qualcuno crede ancora alle streghe o ai santi che svolazzano o agli angeli che mettono le ali al suono di una campanella sono affari loro. La realtà della vita quotidiana, lei mi insegna, è ben diversa. Grazie e tanti saluti.
    Alberto Bologna – Isola della Scala (VR)

  4. SALVE,
    SONO PAOLA DI NOGARA.
    HO LETTO CON PIACERE IL SUO LIBRO; E’ MOLTO POSITIVO, LA LETTURA E’ SCORREVOLE E METTE IL BUON UMORE!
    GRAZIE PER IL CONTRIBUTO DI RAZIONALITA’!

  5. Signori cari, nessuno vi vieta di credere o non credere in Dio. Gente come me (e ce ne sono tanti) vuole crederci, altri come voi no. Nessuno vi invita a entrare nelle chiese o a partecipare ad un rito cristiano.
    ad essere sincero ci sono tante cose che la chiesa sostiene solo per proprio comodo, ma la cosa in cui bisogna credere è nel messaggio evangelico che a parer mio va al di la di ogni religione.
    Se ognuno di noi, provasse a seguire quanto scritto nel testo sacro (non in senso letterale, ma con la giusta interpretazione) penso che oggi ci sarebbe più rispetto in giro e sicuramente si potrebbe fare tanto del bene in questo mondo, da non avere neanche il tempo di pensare se esiste un Dio o meno…
    Lasciate perdere il fatto se Dio esiste o meno, se nell’ostia c’è Gesù o meno, provate ad amare un pò di più i vostri figli e i vostri nemici: è lì che si nasconde il vero dio, ovvero l’ AMORE

    • Ginuzzo, hai mai pensato al fatto che se gli Atei si permettono di parlare di dio, cosa che a rigore di logica non dovrebbe interessargli, e’ proprio per il fatto che in giro c’e’ tantissima genta pronta a spacciargliene uno???
      Fai un salto nella prima pagina di questo blog, e guarda la lunga lista che un “Atea convertita a medjugorie” dei presunti miracoli di dio e dimmi:

      -Chi e’ che in Italia va in video, nei TG o sui giornali, ben piu’ di qualsivoglia altro esponente politico di quasiasi partito?
      -Chi e’ che usufruisce di privilegi economici a scapito di credenti in altre religioni e degli stessi non credenti?
      -Chi e’ che ha un pulpito in ogni scuola della Repubblica italiana teoricamente laica, per svolgere un’ora alla settimana di religione?
      -Chi e’ che battezza alla propria religione esseri umani appena nati e quindi da da incapaci di intendere e volere?
      -Chi e’ che in barba alla laicità dello Stato, non smette mai di mettere il becco nelle leggi del nostro paese?

      Risponditi a queste domande e poi tornami a parlare di libertà di in Italia.
      Se tanta gente non si prodigasse oltremodo per straparlare di cose indimostrate ed indimostrabili riguardanti dio, di sicuro non sarebbero gli Atei a cominciare a parlarne, e la laicità delle istituzioni, permetterebbe di vivere tutti felici e contenti nelle nostre intime convinzioni personali.

      Altro discorso e’ il tuo ipotetico messaggio di amore universale. A prescindere che nella storina non mi risulta che i Cristiani, e soprattutto quelli Cattolici papalini, abbiano dimostrato tutto questo amore, visto che impalavano le persone, le torturavano e le bruciavano vive, per il solo fatto che non erano allineate alla loro ideologia (Si veda Giordano Bruno i l’inquisizione in generale).
      Ma a parte questo, l’amore e’ un sentimento universale a prescindere dal vero dio (cioe’ presumibilmente guarda caso il tuo). Non e’ perche’ si e’ Cristiani Cattolici che allora ci si puo’ arrogare il diritto di dire che si e’ gli unici ad amare. Forse i Mussulmani non amano?…Gli Atei non amano?…Gli Induisti non amano?…Gli amimali della foresta tutti non amano?
      Ed allora di cosa stiamo parlando??? Pensi davvero che si necessiti di dio o del tuo “vero dio” per amare??? Questo lo trovo oltremodo arrogante da parte tua e da parte di tutti coloro che ciarlano su dio con un’ipotetica verita preconfezionata in tasca. I valori ed i sentimenti, non sono per nulla prerogativa di Cristiani, di credenti o preti. Appartengono a tutti gli esseri umani indistintamente e di “pecore nere” ce ne sono sia da una parte che dall’altra indistintamente.
      Dovete smettervela di parlare come se foste i portari unici di valori morali e di amore universale, perche di fatto, non lo siete.
      Si ravveda…Non e’ tutt’oro quel che luccica.
      Paul

  6. Si condivido totalmente quello che Dante Svarca ha fatto nel denunciare la falsità del vescovo riguardo la trasformazione dell’ostia nel corpo di Cristo.
    Ora voglio leggere i Tuoi libri.
    Cordiali saluti da dott. Graziano Menghi.

  7. Ho letto, riletto, approfondito, e ogni tanto ritorno ad immergermi nelle pagine del suo libro che ormai sono spesso sottolineate ed evidenziate sugli argomenti più stimolantii. Sono un ateo convinto e nella sua opera (jahvè,dio,allah, false divinità) ho trovato interessanti collegamenti su quanto letto in altri autori (Tranfo, Odifreddi, Cascioli,Donnini, Hack,Leedom,ecc.). Devo complimentarmi, perchè è un ottimo lavoro e coloro che ironizzano sulla tiratura o sulla fama del libro senza averlo neppure letto non sono da prendere in considerazione. Mi ha colpito la trattazione degli argomenti molto approfondita e supportata da precisi riferimenti storici, tanto è vero che mi sono proposto di diffonderlo e regalarlo a coloro che vogliono scoprire le verità che le religioni in genere, e quella cattolica in particolare, tengono nascoste e camuffano così abilmente.
    Avrei molto piacere di incontrarLa per conoscerLa personalmente, cosa che si potrebbe verificare, dal momento che vivendo nell’alto maceratese la distanza non costituirebbe un problema.
    Con ammirazione Ettore.

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  10. Attenti,cosa diceva Gesu Cristo:state attenti alle persone che nella loro falsa dottrina vendono libri.Sicuro non esista un Dio?guardatevi intorno e lo capirete,da cosa attinge il tutto,cè una fonte divina da cui tutto cio che è intorno a voi attinge.Sta a voi capire.Non abbandonate la vostra vede che è la cosa piu importante che voi avete.

  11. Ho appena riletto il capitolo 52 ‘LA RELIGIONE’ del tuo Jahvè, dio e Allah.
    Sei stato grande. Straordinario.
    Debbo ringraziarti ancora una volta per il tuo testo magistrale.
    Grazie.
    Buona serata. Antonio

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  13. Carissimo Dante, cosa ne pensi di queste considerazioni vaganti, che ho raccolte nel testo “Defecatio Christi”, che ti unisco?
    .Si ha dal Concilio di Trento: “ Concilium Tridentinum praesertim tribus in decretis definiit doctrinam eucharisticam post Reformationem protestantismi, eique fuit curae inprimis praesentia vera, realis et substantialis Domini Iesu, perfecti Dei, perfecti Hominis, sub speciebus panis et vini. Illud quoque affirmavit, corpus dominicum non solo in pane sed etiam in vino praesens adesse, sanguinem vero dominicum non solo in vino sed etiam in pane esse praesentem. Praeterea in utraque specie Dominus Iesus Christus praesens adest etiam cum sua anima et divinitate. Ergo Christus, Verbum Patris, verus Deus et verus homo, totus et integer praesens est sub utraque specie et in quavis speciei particula. Idemque Concilium transubstantiationem quoque definit, perinde ac modum communionem sumendi et relationem sacrificii Missae incruenti ad sacrificium crucis cruentum.” [http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/-rc_synod_doc_20040-528_lineamenta-xi-assembly_lt.html#Eucharistia: Mysterium fidei proclamatum ].
    Vale a dire che, avvenuta la transustanziazione, nell’ostia ci sarebbe la presenza vera, reale e sostanziale di Cristo, perfetto uomo, con la ‘sua anima et divinitate’, vero dìo e vero uomo, tutto integralmente presente, sia nella farina-bagnata e semicotta, sia nel vino. Quindi, i cattolici ingeriscono, comunicandosi (communionem sumendi), tale farina-bagnata, e che sia poi transustanzializzata o solo farina-bagnata, riservano all’ostia lo stesso identico destino di ogni cosa ingerita: la digestione, seguita dalla defecazione. Ne consegue inevitabilmente che coloro che hanno ingerito il loro dio (sua ‘anima et divinitate’), in seguito, magari dopo 24-48 ore, riservano al loro dìo (sempre sua ‘anima et divinitate’) il tristo destino di essere eliminato con la defecazione. Si può stimare, seppure con una certa approssimazione, che almeno un milione di fedeli caproni accedano all’ingestione dell’ostia-dìo ogni giorno: quindi il dìo-ostia dei cattolici viene normalmente defecato almeno un milione di volte al giorno! Su questo non ci piove. Ma sarà davvero una gran cosa, assumere dìo e poi defecarlo? Ma la cristianità non trova la cosa un pò vergognosa? Insomma, ingerita l’ostia-carne, non avviene più nessun miracolo, nello stomaco e nell’intestino del comunicato; o almeno che si sappia. Non è che avvenga una retro-transustanziazione, e la presunta carne di dìo ridiventi farina di grano. Non ho sentito nessun ‘dottore’ della chiesa dire cose simili. Nemmeno che il dìo dell’ostia-carne sarebbe stato defecato dopo uno o pochi giorni. Eppure, con l’ingestione dell’ostia-carne è come indurre dìo a diventare escremento. Non si scappa; perché la maggior parte di ciò che ingeriamo, lo eliminiamo ‘fatto fece’. Non solo, ma poi scorrere nelle fogne in commistione con escrementi di gente forse iniqua, per decine, centinaia di metri, in mezzo ad un puzzo terrificante! Difficile accettare una simile conclusione. La CEI è stata zitta zitta in proposito. Però non è un comportamento civile, fregarsene del destino dell’ostia transu-stanzializzata. Soprattutto in vista di un destino così infame. Eppure, tutti i papi – Paolo VI in testa (l’interpretazione di una trasformazione non sostanziale, ma solo simbolica, è stata respinta anche recentemente da papa Pio XII con l’enciclica ‘Humani generis’ del 1950, e riaffermata da Paolo VI nel 1965: “..Cristo Signore è presente nel sacramento dell’eucaristia per la transustanziazione. Ma perché nessuno fraintenda questo modo di presenza, Cristo non si fa presente in questo sacramento se non per la conversione di tutta la sostanza del pane nel corpo di Cristo e di tutta la sostanza del vino nel suo sangue;….Avvenuta la transustanziazione, le specie del pane e del vino ..contengono una nuova “realtà”.. poiché convertita la sostanza o natura del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo, nulla rimane più del pane e del vino…[‘Mysterium Fidei’, Enciclica di Paolo VI, 1965]) – hanno sollecitato l’ingestione del dìo-di-farina-bagnata, ancorché transustanzializzata. Che volessero loro castigare il padreterno? Ma in una maniera così schifosa? A me dà fastidio e non poco, anche solo pestarla con le scarpe, una merda! Difficile da credere; eppure, la situazione è esattamente questa. Non c’è una retrocessione della transustanziazione, nell’intestino. Quindi il dìo-nell’ostia – se davvero c’è – si trasforma in merda, escremento naturalissimo. Si potrebbe pensare che a quel dìo/farina bagnata non dispiaccia stare immerso nelle feci fino al collo; con le feci in bocca, addirittura? Sì, perché essendo intero nell’ostia – altro bel misterium di quei balordi del Concilio Tridentino – come fa a non ingerirne un pò del liquame che lo avvolge completamente, prima nell’intestino ricolmo di feci e dopo nella fogna? No. Se non se l’è sentita nemmeno di nascere da una donna che non fosse vergine, immaginiamoci se può accettare di diventare escremento comune! Insomma un gran bel pasticciaccio. Nemmeno si può sostenere che il piccolo padreterno in cui si è trasformata l’ostia, svanisca con la digestione della farina-acqua; poiché la farina-acqua non c’è più, nell’ostia, che è diventata carne e sangue di Cristo (‘.. poiché convertita la sostanza o natura del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo,..- Enciclica di Paolo VI). Quindi il destino del Cristo accucciato nell’ostia, non può che essere quello di qualunque alimento carneo; solo se con un secondo intervento del tipo retro-transustanziazione si riconvertisse il corpo in farina-acqua e il sangue in vino, allora Cristo non sarebbe più ospitato nei visceri del comunicato. Ma tale intervento non avviene in nessun modo; i comunicati se ne tornano a casa loro, dove defecheranno in pace il loro ‘dìo’(?). Ma il comunicando che accetta di ingerire l’ostia transustanzializzata in ‘.. corpo e sangue di Cristo..’, ben sapendo che come accade per tutto ciò che si ingerisce , anche ‘la cosa‘ si trasformerà in escremento, deve sentirsi complice dell’enorme insulto che sta compiendo nei confronti del padreterno? Oppure l’intero insulto al Cristo ricade su coloro che compiono – o credono di compiere – la transustanzializzazione? Del resto, considerata l’enormità dell’intervento fisico-chimico che è stato necessario per la transustanziazione, una riconversione in farina bagnata richiederebbe necessariamente un secondo intervento altrettanto imponente; una de-sacralizzazione dell’ostia, appunto. Una ‘Messa’ a ritroso. Con tanto di accompagnamento musicale e canti più o meno gregoriani. Che però non avviene. Dunque il destino della divinità cattolica, una volta introdotta nei visceri, non può che essere quella di tutte le altre sostanze: diventare ‘merda’, almeno in massima parte. Per quanto iniqua possa sembrare la cosa. Del resto, la retro-transustanziazione, si può ritenere che dovrebbe comportare la partecipazione degli stessi interventi chimico-energetici indispensabili per la prima trasformazione. Ma la transustanziazione – se davvero avvenisse – richiederebbe interventi di carattere fisico-chimico-energetici assolutamente sconosciuti – nonché immaginari, fantasiosi, impossibili da un punto di vista propriamente scientifico. Quindi, un intervento altrettanto imponente dovrebbe essere richiesto per la trasformazione inversa. Ma siccome questo processo non è previsto dalla liturgia, la divinità, o chi per essa, chiunque sia lì accucciato, rimane incatenato nell’ostia, frammentato dai processi digestivi ed espulso dopo essersi trasformato in merda. Bel risultato, per dìo! Inoltre, non so quale consistenza fisico-chimica abbia il padreterno – lo spirito santo dovrebbe essere fatto di aria fritta, d’accordo – ma Cristo dovrebbe essere fatto anche di ossa, visto che è di carne e sangue (presenza vera, reale e sostanziale –in sostanza di carbonio+azoto+ossigeno+idrogeno, calcio, fosforo, e tutto il resto, come noi; sostanziale, insomma, tattile – il Signore Gesù, perfetto dìo e perfetto uomo (‘..verus Deus et verus homo..’, come dice il Concilio di Trento), poche storie; ma carne e sangue senz’osso, non stanno in piedi. Non credo proprio che quando si parla di pane-con-acqua transustanzializzati in carne e sangue, si intenda un pezzo di carne di un polpaccio o del sedere (di Cristo), carne senz’osso, insomma. Quindi nell’ostia ci devono essere anche l’ossa del Cristo – verus homo, totus et integer praesens est.. (concilio tridentino)- non soltanto polpa disossata. Certo che ingerendo l’ostia transustanziata, non si avverte la presenza di ossa; come d’altra parte non si avverte defecandola. Insomma, è ‘verus homo, totus et integer.. ’, o sono balle?! Sulla base delle sensazioni che si avvertono all’ingestione e alla defecazione dell’ostia, si è costretti a dire che il processo della transustanziazione, non esiste proprio. Conosciamo le sensazioni che abbiamo ingerendo bistecche; che sono differenti da quelle che abbiamo ingerendo biscotti con l’osso ( – sensazione che non abbiamo ingerendo l’ostia transustanziata). E i frammenti di ossa di pollo o di coniglio ingerite occasionalmente, le ritroviamo nelle feci. Ora ci rimangono solo due possibilità: o la storia è tutta un’invenzione , e la transustanziazione non avviene in alcun modo; oppure se davvero viene ingerito il padreterno, tutto il padreterno si trasforma ben presto in sterco. E siccome dal Concilio di Trento fino agli ultimi papi, si protesta che avviene la trasformazione dell’ostia in padreterno – non simbolicamente, ma SOSTANZIALMENTE [‘ .. convertita la sostanza o natura del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo, nulla rimane più del pane e del vino…(‘Mysterium Fidei’, Enciclica di Paolo VI, 1965)] vuol dire che l’intero padreterno si trasforma necessariamente, a causa dell’ingestione-digestione, in sterco diversamente puzzolente a seconda della diversa predisposizione e benevolenza della flora intestinale delle persone che l’hanno ingerito. E questa conversione avverrebbe milioni di volte al giorno, tante sarebbero le persone che si comunicano! È anche difficile credere che i Padri della Chiesa abbiano inteso, con la definizione della transustanziazione, fare uno sgarbo al padreterno – ossia di volerlo condannare in qualche modo ad essere trasformato in merda. Non rimane che un’evidenza inoppugnabile: nel defecato, non ci sono tracce di ossa; quindi non c’è stata ingestione di alcun padreterno in carne ed ossa – verus homo -; quindi la transustanziazione non avviene per nulla, come è ragionevole che sia.
    Buona serata, vency

    • Ho letto con crescente ilarità la riflessione sul “defecatio Christi” e, a parte il divertimento, il ragionamento sull”iter” dell’ostia consacrata divenuta sostanzialmente il corpo e il sangue di Cristo , non fà una grinza, razionalmente parlando.


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