Pubblicato da: dantesvarca | 27 ottobre 2009

Benvenuti nel sito della laicità

L’uomo è la più grande divinità poiché è il padre di tutti gli dèi
 

Responses

  1. Ciao Dante,scrivi delle belle cose, perchè non partecipi alle selezioni per le nostre collane editoriali?
    Prova dai, potresti ricevere una bella proposta ! scrivimi qui, faccio parte dello staff di Silvia Denti, se hai delle domande, lei ti risponderà personalmente, ecco la sua mail : s.denti1@tin.it
    Ricorda, una trentina di poesie in unico documento word, ok? Su, forza, prova! Ciao, Acqua

  2. L’entusiasmo che sfocia da certe Sue espressioni è così travolgente, che certifica l’assoluta razionalità, e probità del Suo modo di pensare.
    Grazie, per ciò che ha scritto.
    Le sono vicinissimo.
    Cordialità.
    A. Casolari

  3. Salve Dante
    Sto leggendo il suo interessantissimo libro, uno tra i vari che ho letto sul questo argomento. Tutti tendono dare una risposta razionale ma il suo in particolare, come quelli dell’amico Odifreddi, sono esplicativi, semplici e comprensibili da tutti. Purtroppo qualcuno afferma che tutti abbiamo bisogno di credere in qualcosa di superiore ma il suo libro, ben scritto, dimostra che se non si crede in se stessi in chi si dovrebbe credere. L’uomo ha sempre avuto la necessità di raccontarsi delle favole; per i bambini vanno bene, per gli adulti, invece, funzionano meglio le barzellette. Spesso ho a che fare, con il mio lavoro (tipografia) con persone bigotte e superstiziose che credono che far stampare delle preghiere possa in qualche modo avvicinarsi a dio o ricevere benedizioni per raggiungere il paradiso. Niente mi fa arrabbiare più di questo. Possibile che non pensino altro alla morte, al dolore, allla sofferenza queste persone? Lei ha colto l’essenza dell’argomento e io stesso cercherò nel limite delle mie possibilità di divulgarlo, non come un “anticristo” ma come persona razionale che preferisce la vita alla morte, la ragione alla religione, la praticità alla macchinosità rituale di credenze mediorientali che nulla hanno a che fare con il nostro mondo. Per me natale è quando si mangia il pandoro o panettone e pasqua, l’uovo di cioccolato. E null’altro. Ciò non ha nulla a che vedere con la disponibilità che ognuno di noi ha verso il prossimo; ho fatto quasi venti annidi volontarito senza mai portare un fregio, una medaglia o quant’alltro. Così si dovrebbe fare. Senza trarre beneficio da atti di solidarietà, tipici negli esseri umani, credenti o non credenti. Avrei tante altre cose da chiederle; in ogni modo apprezzo il suo libro per la forza e la semplicità con cui è scritto e se qualcuno crede ancora alle streghe o ai santi che svolazzano o agli angeli che mettono le ali al suono di una campanella sono affari loro. Il realtà della vita quotidiana, lei mi insegna, è ben diversa. Grazie e tanti saluti.
    Alberto Bologna – Isola della Scala (VR)

  4. Sono un laico-spiritualista, Chiedo scritti e ricerche sull’argomento della divinità di umana invenzione, per allargare l’orrizzonte dei miei studi sul tema medesimo. grazie.

    • Michele, non ho scritti specifici, ma che tutte le divinità siano nate nella mente dell’uomo mi pare assolutamente evidente. Non ci sono prove che la scintilla di divinità che è in ogni persona provenga dal cosmo. Potrebbe essere sorta autonomamente dalla evoluzione umana ed essere unica. Ho scritto due saggi che uoi trovare in libreria: Nika, sulle origini del cristianesimo; No God, sui motivi per cui non può esistere una divinità che si interessi alla umanità. Un cordiale saluto.

  5. LE BASI INCONSISTENTI DEL CRISTIANESIMO

    Tutto comincia con un vecchio mito, tratto da una leggenda sumerica (“il cilindro della tentazione”, conservato al British Museum di Londra, e datato 3000 ac), convertita nella Genesi, e secondo il quale Adamo ed Eva – raffazzonati malamente con un po’ di terra da pipe dal padreterno in persona – accogliendo i suggerimenti di un diavolo in forma di serpente, avrebbero colto e mangiato una mela, mezza mela a testa: fu il primo peccato, molto originale, appunto il cosiddetto peccato originale (PO). Subito il padreterno, infuriato come un bufalo (pare fossero mele molto costose sul mercato locale!), avrebbe inventato in quattro e quattr’otto tutti i mali del mondo, ma facendone ricadere la colpa su loro due: “con il PO avete inventato il male, bestiacce!” In realtà, non era vero; il male l’avevano inventato i diavoli, angeli ribellatisi tempo addietro al padreterno, non si sa bene il perché, divenendo perciò stesso simboli del male – talvolta in forma di serpenti. Il PO dunque non c’entrava niente, con l’origine del male; tanto è vero che Adamo ed Eva accolsero semplicemente il suggerimento di un diavoletto con tanto di coda; un rappresentante del male, appunto. Il PO è solo una frottola, un’invenzione, funzionale al resto della storia: tutta la religione cristiana si fonda su questo mito irrazionale e infantile. Fin qui, comunque, il vecchio testamento. Il resto – il cristianesimo vero e proprio – è stato elaborato/inventato da un turco-ebreo, tale Paolo di Tarso, in una ventina d’anni, a partire da circa 35 anni dopo cristo.
    Paolo il turco, che aveva dato segni ripetuti di epilessia, e quindi aveva avuto diverse ‘visioni’ relative alla divinità – come avviene anche oggi agli epilettici che danno una botta, come testimoniano gli psichiatri – in una delle tante crisi, cadde da cavallo e vide il padreterno in persona; dopo di ché si mise a dire in giro che la colpa del PO l’avevano addosso fin dalla nascita tutti indistintamente i discendenti di Adamo ed Eva – anche lui bugiardo come il padreterno, e violando anche il criterio universalmente riconosciuto, che la colpa è personale, non condivisibile né tramandabile. Paolo sosteneva che il PO, era un’offesa enorme all’altissimo, un vero insulto – figuriamoci la stupidaggine, il furto di una mela da un albero pieno zeppo di mele! – e che tale mancanza sarebbe stata una macchia indelebile per tutta l’umanità – e per la donna in particolare, che aveva passato la proposta diavolina all’amico Adamo; e che per questo si è attirata il disprezzo della chiesa, che dura tutt’ora (non essendo ritenuta degna di rivestire cariche sacerdotali e religiose) e che avrebbe richiesto interventi straordinari, come la discesa in campo addirittura del figlio di dio, che solo avrebbe potuto cancellare la colpa del PO. Bisognava inventare tutti i particolari della vicenda, però; e Paolo lo fece: individuò il figlio del padreterno, con tale Cristo, ex-falegname, che girovagava trent’anni prima per la Palestina – lui non lo aveva mai visto, ma aveva sentito parlare di lui da qualcuno; e ne fece il centro della sua invenzione –nemmeno tanto originale – basandosi sul mito del dio Mitra, molto diffuso nella campagna attorno alla sua città d’origine, Tarso. Antica religione indo-iraniana, il mitraismo era divenuto la principale religione persiana, trecento anni prima di cristo. Il dìo Mitra, intermediario tra la divinità suprema e l’umanità, era adorato come redentore delle anime; era in perpetua lotta con il diavolo; era nato nel solstizio d’inverno [~ 25 dicembre], da una donna vergine, chiamata ‘Madre di dio’; veniva spesso effigiato con un alone di luce attorno alla testa; era accompagnato sempre da due personaggi talmente legati a lui da costituire un’unica divinità, la trinità mitraica. Il culto mitraico aveva sette sacramenti, tra i quali: il battesimo, la cresima e la comunione; le ostie erano contrassegnate da una croce; i seguaci facevano appello ad una ‘rivelazione’, ad un diluvio universale e ad un finale giudizio universale; credevano nell’immortalità dell’anima e nella resurrezione della carne; Mitra veniva idolatrato la domenica; durante le celebrazioni, veniva consumato un ‘pasto sacro’, a base di pane e di vino, simboli del corpo e del sangue del dio. Gli adepti speravano in una forma di vita eterna dopo la morte. Il leader del Mitraismo era un Papa; anche Mitra era un dio-salvatore [pare che non fosse siciliano, però], salito al cielo all’età di 33 anni, dopo un’ultima cena con i suoi dodici amici, quindi morto e poi subito risorto la domenica, dopo tre giorni. [F. Cumont, 1956, ‘The Mysteries of Mithra’; M. J. Vumaseren, 1963, ‘Mithras, the Secret God’]. Insomma, il mito di Mitra andava a pennello; se Paolo il turco non avesse cambiato i nomi dei personaggi, i cristiani avrebbero economizzato anche sui documenti. Racconta Paolo, che poco più tardi (!!!) dalla cacciata dall’Eden, in realtà dopo poco più di centomila anni (oggi sappiamo con assoluta certezza – visto che abbiamo trovato in giro dappertutto le loro ossa – che gli ‘umani’ sapiens sapiens circolavano sul pianeta da più di centomila anni), ma secondo Paolo il guercio solo circa 2000 anni fa, il padreterno, forse anche un po’ pentito per la malefatta – il mondo schifoso in cui ci avrebbe messo a vivere – avrebbe preso una gran decisione: “manderò giù un tale, che chiamerò mio figlio, a mettere tutte le cose al loro posto.” Fino a quel momento, il padreterno era solo, nell’iperuranio: niente figli, né spiriti santi, niente trinità; nel vecchio testamento, circola solo il padreterno. E Paolo non poteva cambiare il vecchio-testamento, che era lì già squadernato dagli ebrei. Dunque, prende a metter giù per iscritto la continuazione della storia. Il padreterno, che non vuole sporcarsi le mani direttamente, individua una ragazzina, ‘vergine’ – come usava a quel tempo – e la fa mettere incinta da un tale un po’ matto, che andava in giro con la colomba sulla testa – nessuno lo conosceva questo tale, a quel tempo, tanto che in vaticano furono costretti a dargli un’identità, mille anni dopo gli eventi di cui trattasi (Concilio Laterano del 1015-1030) e lo chiamarono ‘spirito santo’. Dopo circa nove mesi, la signora Maria – che nel frattempo era riuscita a farsi sposare da un bravo falegname del posto, malgrado si portasse addosso la fama di puttana – così erano classificate le ragazze che si facevano mettere incinta da uno sconosciuto, ricevendone idoneo compenso (denaro spicciolo, o come in questo caso, la promessa che il nascituro avrebbe ereditato una posizione sociale importantissima) – partorisce un tale, che stanco di fare il falegname come quel brav’uomo del suo padre putativo, del tutto cornuto, decide, sulla trentina, di rompere le scatole ai romani; e da vero figlio di puttana, va in giro a raccontare un sacco di stupidaggini, questo va bene, questo non va bene, questo non si deve fare, questo si può, guardate che lo dico a mio padre, che quando s’incazza sono guai; badate bene che se i fichi non fanno fichi anche d’inverno, io li faccio seccare, non ci penso due volte; ecc. ecc., facendo per diversi mesi il saputello, lui, che non sapeva nemmeno leggere e scrivere, tanto che non ha lasciato nulla di autografo; un vero fannullone, presuntuoso, insomma, e forse anche un po’ rivoluzionario. Finché un bel giorno – era la settimana di pasqua – i romani, spazientiti, lo prendono a calci in culo, e lo inchiodano su un palo, tanto per farlo star ben fermo.
    La crocifissione di quel tale che Paolo il turco diceva essere il ‘figlio di dio’, avrebbe dovuto cambiare tutto, sempre secondo il Paolo: ‘redento’ l’umanità dal PO e tolto tutto il male dal mondo. Invece, sorpresa: tutto continua come prima: malattie, terremoti, carestie, bestie feroci, fulmini a più non posso, cecità, gibbosità, emorroidi, stupidità, e in fine “la fine”, finalmente; la liberazione dalle innumerevoli sofferenze umane e animali. Come? La morte. Un’invenzione dello stesso padreterno un po’ cretino, ma tanto benedetto e venerato – non si sa perché – dai cristiani. Evidentemente, quel Cristo non era figlio di nessuna persona importante. Né era vera la storiella di Adamo ed Eva; gli esseri umani circolavano sul pianeta da più di centomila anni; e preferivano la zuppa di fagioli, alle mele. Ma senza la storiella di Adamo ed Eva e del PO, non si rendeva più necessaria la discesa in terra del figlio del padreterno: crollava tutta l’impalcatura paolina. Insomma, Paolo il turco si era inventato tutto.
    Ecco su cosa si basa il cristianesimo: sulla sabbia, su niente. Una gran fesseria. Come tutte le religioni, del resto.

  6. Antonio, veramente irresistibile! Complimenti.


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